Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. [ * ]

Quasi sei mesi…

Ormai hai quasi sei mesi, e sei così diversa da quel batuffolino rugoso che ho visto in ospedale… anche se hai gli stessi occhi grandi e furbi, intensi e intelligenti.

Adesso sei diventata molto buffa. Ti piace moltissimo ridere, ti piace giocare, ti piace cantare e farti aiutare a batter le mani. Sei una bambina davvero solare e simpatica, e spero che questo tuo carattere buono e socievole ti resti per tutta la vita.

Sei anche molto indipendente, e questo è davvero un vantaggio per entrambe. Forse in questo anche io ho un po’ di merito, non so. Sta di fatto che hai iniziato a dormire nella tua cameretta senza fare la minima storia, e che ti piace anche giocare da sola o startene per i fatti tuoi mentre io lavoro o mi occupo delle mie cose.

Ti piacciono tanto le coccole (a chi non piacciono?)  e spesso ti lamenti finchè non ti prendo in braccio e ti faccio sedere alla scrivania con me. Papà sarà contento dell’amore che hai per il PC e per internet, perchè fissi lo schermo davvero incuriosita, e ridi a più non posso, davvero soddisfatta.

Ultimamente hai avuto una mamma un po’ musona.  E me ne dispiaccio.
Sto lottando contro il mio passato, contro le incursioni di tuo nonno e l’oppressione continua da cui ti voglio proteggere e ti proteggerò fino alla fine.
E tu queste cose nemmeno le immagini, ma un giorno le saprai, e ti spiegherai tante cose.

La vita è bella, con te, Dafne. Sei davvero una bambina buonissima e ogni giorno sono più fiera di te.

Il primo Natale

Ci sono una serie di parole che ho conservato per te, durante queste settimane. Le ho fatte maturare, me ne sono presa cura, le ho portate con me…
Tra pochi giorni ci guarderemo negli occhi. E io mi chiedo: sapremo riconoscerci a vicenda?
Non riesco ad immaginare la tua bocca, i tuoi capelli, i tuoi occhi, le tue mani… mi appari ancora come una nebulosa idea della mia mente, come una sensazione di capriole nella mia pancia a cui non riesco a dare un volto, un colore, un profumo.

Sai, adesso pesi più di 2.900gr. Un record, se penso alle parole di tutti i medici, che per mesi hanno continuamente affermato che saresti stata prematura, e piccolissima.
Dovrei sentirmi liberata, da questa notizia. Ma non lo sono fino in fondo.
Nella mia testa continuano a ripresentarsi domande per cui non voglio risposte: e se accadesse qualcosa? e se qualcosa andasse storto? e se… ?

Piccolina mia, io ti ho voluta.
Tra i miei quaderni dell’adolescenza troverai lettere che ti ho scritto prima ancora di pensarti. Perchè tu eri viva, dentro di me, da quando sono stata viva io stessa. E io ti volevo, volevo proprio te, e già ti amavo, totalmente, come se tu fossi stata già mia.

Domani inizia il Motor Show. Dicembre fu il mese perfetto, per noi, per innamorarci.
Io e tuo padre abbiamo fatto l’amore molte volte, in albergo, durante i giorni freddi e frizzanti di quella fiera. L’Amore, sai, certe volte nasce in situazioni che sono senza tempo: sospese come le ragnatele brinate durante le mattine di Natale.
Oggi so che tu eri già lì con noi, nelle nostre passeggiate in centro, durante il nostro pic nic sulla moquette, sotto le lenzuola morbide dell’albergo, nella radice di un Amore che non avevamo ancora riconosciuto.

Perchè l’Amore esiste, ed è una purezza trasversale.

L’altro giorno ho addobbato l’albero, e ho immaginato il giorno in cui ti racconterò la storia di ciascuna delle nostre decorazioni.
E, sai? E’ stato allora che ho capito che ci sei. Perchè ti ho sentita ridere, nella mia mente. Come se quella risata fosse stata sepolta tutto questo tempo dentro la mia pelle, e all’improvviso diventasse vera.

Ti amo, Dafne.
E amo tuo padre, perchè è il filo che mi unisce a me stessa, e mi unisce a te.

Dica 33

Dall’ottava settimana ci siamo sempre sentiti dire la frase “minaccia di aborto”.
Per un certo numero di settimane, tu non eri nemmeno la nostra bambina: eri la nostra minaccina d’aborto.
Tuo padre è stato bravissimo: ha lavato, stirato, cucinato, pulito. Ha fatto da galoppino portandomi in ospedale ad ogni perdita, si è consumato le scarpe a forza di correre in farmacia, o anche solo per andare al supermercato a comprarmi la cioccolata.
Io, sebbene sia stata la parte “passiva” di questa gravidanza, ti ho regalato (con piacere) otto mesi della mia vita. Ho interrotto le mie attività, ho accantonato la mia iperattività… e ti ho “covata”, così come mi diceva di fare la mia dottoressa.

Adesso peserai circa 1.800gr. Che non è molto, ma è un peso ragionevole per la sopravvivenza. Adesso sei una bambina. Adesso tutti ti aspettano chiamamdoti già con il nome che avrai quando sarai effettivamente nata.  Adesso tutti i giorni il corriere ci suona il campanello per consegnarci regali per te, regali che arrivano da ogni parte di Italia, sai? (e anche un po’ più in là…)

Adesso ci conosciamo da 33 settimane. E se anche tu nascessi prima, adesso saremmo pronti ad affrontare la tua prematurità senza eccessive paure.
Quindi, come ti ho scritto una volta, sii libera. Da adesso sei libera di aspettare ancora un po’, o di nascere.

La tua mamma è già contenta così.

Quello che non posso

Sono arrabbiata, arrabbiata e triste. Infinitamente triste.
Avevo tutte le mie liste per te, bambina mia,  con le cose da comprarti, le tutine, le creme, i pannolini… e invece sono rinchiusa in casa (che è già meglio dell’ospedale) a piangere come una scema, perchè non posso nemmeno permettermi un’ora di supermercato per provvedere a te, al tuo arrivo, alla preparazione del tuo nido.

Tuo papà e tuo nonno sono stati fin troppo bravi, oggi, a comprare le cose che ti servono… e, poverini, hanno sbagliato a prendere alc une piccole cose, ma si sono impegnati tanto.
Io invece posso solo fare la parte della stronza che li rimanda indietro a cambiare le cose, umiliando la loro buona volontà e la mia  stessa impossibilità  a  prendermi cura di te.

Sono davvero triste. E’ ingiusto che non mi sia consentito nemmeno questo, dopo questi lunghissimi mesi di pazienza e di attesa. Nemmeno il piacere di attenderti, preparare la tua camera, essere per te una buona mamma da subito.

Una lettera per te, “rubata” dal PC del tuo papà. Capisci perchè lo amo?

Chissà quanto tempo dovrà passare fino a quando potrai leggere e apprezzare o disprezzare quello che scriveva tuo padre.
Chissà quanto saranno diluite le sensazioni che sto provando, ora così forti, ma che sembreranno sbiadite come le cartoline scritte a stilografica che si trovano nei banchetti di robe usate.
Tra discorsi di adolescenti ridacchierete a leggere le parole dei blog morti come io leggevo i retro delle foto nella scatola delle scarpe dei miei.
Ti metterai forse di nascosto le mie magliette nere consumate, i miei pantaloni taglia 44 che non mi vanno più da quindici anni, leggerai i bigliettini e le lettere che conservo nella scatola dei ricordi, cercherai di costruire i legami di storie che non ricordo più neanche io.
ti proverai gli anelli e i braccialetti cercando di percepire le storie che stanno dietro.
Cercherai di ascoltare le canzoni dei miei cd per provare a immaginare come si stava quando non esistevano ancora gli sms.
Tornerai a casa una sera cercando di mascherare che hai bevuto per la prima volta e io farò finta di non accorgermene.
Fingerò di adattarmi ai miei panni da vecchio, perchè un padre è comunque sempre padre. Farò finta di non capire il tuo slang, non mi andranno bene quelli con cui cercherai di uscire, giudicherò la tua musica brutta rispetto all’arte che si produceva ai miei tempi.
Mi incazzerò la prima volta che vorrai dormire fuori, qualche sera me ne starò moderatamente sbronzo da solo nel mio angolo del pc a vedere la tua ingenuità e i dolori dei primi amori, e magari ne scriverò qualcosa guardandomi bene dal fartelo leggere.
Non ho motivi di pensare che sarò un padre migliore o peggiore di tanti altri che ci sono e ci sono stati. Spero solo che tu possa un giorno percepire il mio amore, che ho rimandato e ricercato, che non ho voluto buttare via, che ho conservato e coltivato, che ho cercato di ripulire dalle schifezze che ho dovuto schivare, che ho cercato sempre di tenere a galla qualunque fosse la pozza in cui mi trovavo, che non ha mai conosciuto una felicità maggiore di quando io e tua madre abbiamo deciso che era troppo per essere avidi e tenerlo tutto per noi.

“There are many things that I would
Like to say to you
I don’t know how

Because maybe
You’re gonna be the one who saves me ?
And after all
You’re my wonderwall”

Il mondo è tutto in mezzo a un abbraccio perfetto

Scusami se in questi giorni piango sempre. Sto passando un momento di angoscia.
Di solito le brave mamme sono angosciate per la sorte del proprio bambino, e sognano di passare ore intere a contargli le dita dei piedi e delle mani… Io invece sono angosciata perchè il mio timore più grande è perdere tuo padre.
Non lo so se questo indica che sono e che sarò una pessima madre, non lo so. Io ti amo, ed è tutta la vita che ti aspetto, e penso a te, e ti immagino.
Ma la mia paura più grande è perdere tuo padre, stare senza di lui, temere per la sua sorte, restare inebetita dalla sua mancanza.

Ti auguro di provare un Amore così, quando sarai donna. Ti auguro di trovare un uomo così, quando sarà il momento.
Allora forse capirai perchè penso continuamente a lui, e sto bene solo quando sto con lui, e riesco anche a scrivere questa cosa spaventosa  a mia figlia, una notte.

La sera, quando siamo nel lettone di Ikea, dentro le nostre lenzuola blu, e siamo tutti e tre abbracciati, io e tuo padre, e tu dentro la mia pancia, tra di noi… io penso che il mondo non abbia bisogno di altro. Io penso che il mondo è tutto in mezzo a questo abbraccio perfetto. E non ho più paura di dover scegliere uno di voi due, e non ho più paura di dire che l’Amore è così immenso che anche dividendolo, non diminuisce mai.

Perdonami se piango così tanto, in questi giorni. Torneranno i momenti in cui vorrai che io smetta di ridere perchè non ne potrai più di sentirmi vociare e di sentire la mia allegra ebbrezza. Ma adesso proprio non ci riesco: mi sembra si sia aperto un rubinetto.
E tutto quello che voglio è solo stendermi sul lettone e ricostruire il mio momento perfetto, solo riavere tuo padre pelle contro pelle, e te che saltelli nella mia pancia, e fare finta che questa perfezione durerà in eterno.

Il loop dell’insonnia

Uffa, di nuovo sveglia nel cuore della notte.
Un po’ forse pago l’estrema agitazione della giornata, passata a sentire la vicina picchiata dal marito, cercando di fare qualcosa che tanto non si può mai fare, se poi le donne tacciono quando è il momento di parlare.
Te lo dico, Pallina, perchè ti proibirò con tutte le forze, quando sarai donna, di farti pestare e maltrattare da un uomo. Tu non sarai uno di quei casi di cronaca in cui i genitori, in una stupida e insensata dietrologia, dicono: Sapevamo, ma non pensavamo fosse così grave (testuali parole sentite al tiggì).

Io non penso di essere una persona capace di uccidere. Ma ti giuro, piccolina, che se mai sulla tua strada si mettesse un uomo di tal fatta, ti porterei via, lontano. Farei le valigie, venderei la casa, e ti farei ricominciare altrove una nuova vita.
Non bisogna mai aver paura di combattere per la propria felicità e per la propria libertà: ci spettano, sono un nostro diritto, e dobbiamo averle. Sempre senza nuocere agli altri.

Ricordati anche, però, Pallina, quello che spesso dice tuo padre: che non possiamo farci carico di tutti i problemi del mondo. Spesso non potrai aiutare chi non vuole essere aiutato, anche se lo vorrai con tutte le tue forze. E in questo caso, sarà ingiusto sprecare le tue energie per chi non è pronto a liberarsi dalla propria schiavitù.
Questo ricordatelo, perchè le femmine di solito hanno questa inclinazione verso le cause perse, facendosi vincere dalla sindrome della crocerossina, che alla lunga toglie loro passione, speranza e gioia di vivere.

Una delle frasi più importanti che dovrai imparare a urlare, dentro di te, quando sarai abbastanza grande da capirne il significato profondo, sarà: Mavaffanculo!
Mavaffanculo al mondo, alla tristezza, ai problemi. Sarà la frase della svolta, credimi. Lo slancio di partenza verso la seconda fase della tua vita: l’adultità.

E se ogni tanto ti capiterà una notte di insonnia, non amareggiarti. Essere toccate dagli altri non è sempre un martirio: è anche un modo per sentirsi vivi, per imparare e per crescere. Non averne mai paura: contagiarsi con le storie degli altri, ti renderà umana. E l’umanità è sempre un dono, se poi la condividi.

Tunc, tunc, tunc

Amore mio,
ormai ti muovi con energia, e anche se sei piccolino (due settimane fa pesavi 250gr), ormai i tuoi movimenti sono diventati l’orologio della mia giornata. E’ meraviglioso, ed è persino difficile raccontarti che cosa significhi tutto questo per me: i giorni passano (e ormai siamo al quinto mese), e pian piano aumenta la mia consapevolezza di te. Sei il mio pensiero fisso, e con te io e Nex stiamo imparando a disegnare questa nuova famiglia.
Continua così, piccolino. Ogni tuo calcetto è per me ossigeno.

9 settimane e 4 giorni

Ci sono parole che aspetto di dirti da una vita. Insomma: il pensiero di te mi ha accompagnata sempre, anche quando non sapevo che avrei amato, riamata, e che poi alla fine tu saresti stato vivo davvero.

Tu sei ancora un minuscolo grumetto di cellule. Non sarai più grande di pochi centimetri. E in fondo le nostre vite, adesso, sono ancora parallele: tu forse nemmeno ti accorgi di me, e io posso sentirti solo come conseguenza di piccoli malesseri, ma non ho una reale percezione di te, di te nel mio corpo, di te nel mondo dei vivi.

Io comunque ti amo. Certe sere mi addormento con la mano sulla pancia e faccio sogni sul nostro futuro, sul momento in cui ci incontreremo davvero, e sulle mille parole che allora potrò davvero dirti.

Noi siamo qui, io e papà, a sognare di te e di noi. Ti aspettavamo, ti abbiamo voluto, e ti sentiamo già come una parte viva della nostra storia d’amore, di una storia che abbiamo voluto, e per cui abbiamo portato avanti scelte coraggiose.

Tu cerca di crescere, e di crescere bene. Noi saremo le tue coperte d’amore, e ti avvolgeremo con tutta la protezione che sappiamo, e per sempre.