Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. [ * ]
Così sei nata
Domenica 16 Dicembre, verso l’ora di cena, mi si rompono le membrane… nessun gavettone tra le gambe: un semplice e lento fluire d’acqua, non abbondante.
Nel pomeriggio avevo fatto le tagliatelle fresche, Nex preparava il sugo… forse eravamo nell’unico giorno in cui entrambi non pensavamo affatto che sarebbe stato il giorno giusto.
Ci decidiamo ad andate in ps, ma non prima di mangiare le tagliatelle… del resto eravamo stato in ps tante di quelle volte, a vuoto, che anche stavolta andavamo più per precauzione che per altro.
Non prendo nè valigia, nè nulla, ma solo uno zainetto con un cambio per la notte.
In ps aspettiamo qualche ora, facciamo la visita, e avviene il ricovero di precauzione: il collo è chiusissimo, non ci sono contrazioni (e infatti io sto benissimo), e non si vede neppure la rottura del sacco, per cui si ipotizza o una rottura alta, o un altro falso allarme… e comunque, appunto, per precauzione, vengo ricoverata.
Passo la notte senza dormire, ma senza nemmeno l’idea che sto per partorire: non mi sembra arrivato il momento. Sto benissimo, non ho contrazioni da tre giorni, non ho segnali… aspetto solo gli esami del mattino per capire cosa succederà.
Alle 8 del giorno successivo, passa il medico, quello poi soprannominato il macellaio, che invece quella notte è stato bravissimo, e si è anche preso la briga di venirmi a salutare, al mattino, prima di smontare.
Mi dice di stare a digiuno, che il medico del turno successivo avrebbe valutato il mio quadro, ed era possibile dovessi afre altri esami.
Alle 9 arriva il medico entrante, un signore pacioso, professionale, molto serio (e sordo…
a cui dovevo urlare le domande nell’apparecchio acustico, perchè altrimenti non sentiva….) e mi chiede: Signora, si sentirebbe pronta per un parto operativo fatto entro le 12?
E a quel punto inizia una gag basata sulla mia ignoranza, perchè io penso che vogliano indurmi il parto, e lui invece parla di un cesareo di urgenza.
Chiarito il malinteso, strabuzzo gli occhi, e lui mi dà un’ora di tempo per decidere.
Il quadro è questo: risulta impossibile chiarire se la placenta è ancora previa o no, perchè la testa della bimba poggia sopra al lembo, e resta l’incognita (alla fine la placenta era previa, e aveva anche iniziato ad invecchiare precocemente). Seconda incognita: la rottura delle membrane. Dalle visite e dall’eco non si vede, ma il liquido è diminuito di volume, e potrebbe trattarsi di una sospetta rottura alta, potenzialmente pericolosa per tipologia. Terzo: gli esami evidenziano un aumento eccessivo di una proteina presente nel liquido amniotico, che potrebbe indicare un’infezione in corso. Il consiglio è dunque quello di fare subito il cesareo, che ha una riuscita, secondo il medico, di 99/100. Se non me la sento, possono attendere che il parto si avvii spontaneamente, ma lui non è in grado di dirmi la rischiosità di questa attesa, e quindi non sa se andrà bene o male.
Sento le amiche, consulto la suocera, parlo con Nex… e alla fine decidiamo per il cesareo, perchè non ce la sentiamo di prenderci la responsabilità di perdere Dafne per una decisione sbagliata.
Alle 11 vengono a prendermi e prepararmi e ricevo la visita dell’anestesista, che mi dice che non è detto si riesca a farmi la spinale, visto il mio peso, e che quindi potrebbero farmi la totale. Io vado in panico.
In quel momento inizio a piangere dalla paura, perchè inizio a realizzare che sto per partorire, e che comunque siamo in una situazione di urgenza, e che qualcosa può andare storto. Nex mi consola, io gli dico le mie ultime volontà, lui mi prende in giro… insomma: ormai è deciso, non si torna indietro.
Nel corridoio mi sfilano sulla testa i neon, i cartelli degli ambulatori, gli sguardi della gente che incontriamo tra le corsie… e inizio ad entrare in una specie di limbo, in una seconda dimensione, irreale, fatta da un mix di paura, speranza, amore, aspettative, attesa…
Nex mi lascia sulla porta, mi dà un bacino, mi dice che mi ama. E io dentro di me penso: non voglio che sia l’ultima volta che accade.
Passo sul lettino, intorno a me gli infermieri, le ostetriche e il pediatra si preparano, chiacchierano, parlano di altri pazienti, telefonano… e sembra di stare negli spogliatoi prima della partita, quando ci si rilassa, ma la tensione resta palpabile.
Mi preparano per la spinale, e io dico a me stessa che devo riuscirci, e mi impegno con tutte le forze per agevolare il lavoro dell’anestesita, che al primo colpo riesce nell’impresa, e mi fa i complimenti di rito.
Caldo. Immediatamente, un formicolio caldo si impossessa delle mie gambe, della schiena, dei miei piedi… io so di averli, sento di averli, ma non ci sono, non mi appartengono più, e non posso nemmeneo pensare di muoverli, perchè non sono più collegati al mio cervello.
Il dottore (quello dell’amplifon) e una dottoressa, si posizionano: lei è quella che, per combinazione, mi ha sempre visitata tutte le volte che sono stata in ps. Una persona adorabile.
Catetere, taglio, maneggiamenti… tutto è avvenuto senza che io sapessi esattamente cosa succedeva, mentre galeggiavo in un limbo, soffrivo per la nausea e avevo i conati di vomito (reazione all’anestesia), mi veniva l’asma… una sensazione orribile. Pensare di svenire, qundo in realtà sapevo che ero già praticamente svenuta, o meglio, che comunque il mio corpo non mi apparteneva più.
Poi sento solo dire: E’ nata!
Ma non vedo nulla, non sento niente. Sento solo lei che, dopo pochissimo, piange, e piango anche io con lei, e mi dico che mi basta, e che se anche morissi adesso, muoio felice, perchè lei è la mia bambina, è lì, la sento, e la sua voce io la conoscevo da milioni di anni, la sua voce era dentro di me prima che io nascessi, e l’avrei riconosciuta ovunque, nel mondo, perchè era già parte di me prima che il mondo fosse creato.
La pediatra me la fa vedere, mi chiede se voglio darle un bacino, e la porta via, da suo papà… mentre io ho negli occhi il suo faccino, i suoi capelli neri, i suoi occhioni da folletto che mi guardano come se fosse la cosa più naturale del mondo…
Da lì in poi, è tutto già noto: torno in camera, mi portano la bambina, io e Nex piangiamo e ridiamo insieme, e tutto si fa confuso.
Parlo con mille persone, con i miei, con i suoceri, con mia sorella, con tante di voi… qualcuno mi porge i telefonini, e io parlo, ma non so con chi e che cosa dico. Ho la bocca secchissima, la voce da travestito… non sono in me.
Ma questo è un altro capitolo, perchè questa storia, deve ancora incominciare. Ed è il libro della nostra nuova vita.

Il nostro matrimonio (12/10/2007)
Ieri, quando abbiamo scritto la nostra frase sul libro degli sposi, abbiamo firmato anche per te. E tu sei stata lì con noi per tutto il tempo, nella mia pancia, muovendoti come fai tutti i giorni, e cercando la mia mano per rilassarti, rimetterti dritta e stare in ascolto.
Mentirei se ti dicessi che ci siamo sposati solo per te. E’ vero, noi ci siamo sposati anche per te. Ma ci siamo sposati principalmente perchè ci amiamo, e ci amiamo davvero.
Forse sarà un po’ difficile, per te, quando nascerai, capire che non sarai il canalizzatore di tutto il nostro amore, perchè, come ti dico sempre, entri a far parte di una famiglia che esiste già, e che fino ad ora si è completata, e che non ha ruotato attorno a te, e forse non ruoterà attorno a te nemmeno in futuro.
Noi ti abbiamo voluta. Ti abbiamo desiderata.
E ti abbiamo cercata non perchè tu ci fossi necessaria, nè per alimentare il nostro amore. Ti abbiamo voluta per aggiungere amore all’amore già esistente.
Ti abbiamo voluta per regalarti un pezzo delle nostre esistenze, ma non l’equilibrio delle nostre vite.
Per questo ti prometto che non sentirai mai il peso di essere venuta al mondo per salvarci, o per completarci, o per riunirci… perchè noi eravamo già salvi, già completi, già uniti.
Ma volevamo te, proprio te, Piccolina, per tramandare questa felicità, per fare in modo che si espandesse nel mondo, per regalare ad un altro essere umano la stessa felicità di cui è fatta la nostra vita.

Di contrazioni e confetti
Negli ultimi giorni ho sofferto parecchio per le contrazioni: qualcuno mi dice siano normali contrazioni preparatorie, qualcun altro mi dice che non è normale avere le contrazioni… e io imparo a fregarmene allegramente e rispondo sempre “sì, sì” e così mi esercito per quando sarà nata la bambina e tutti mi daranno consigli non richiesti.
Il fatto è che io non lo so come sono le contrazioni. Cioè, non avendo mai partorito, che ne so come sono le contrazioni preparatorie e quelle da parto?
Boh, immagino che, nel momento in cui inizierà il parto, me ne accorgerò
Nel frattempo ho preparato qualche confetto per il matrimonio: abbiamo fatto davvero gli anticonformisti, a sto giro, e ci siamo sentiti in colpa per aver privato le famiglie di ogni vero festeggiamento. E così siamo corsi ai ripari comprando il materiale per fare i sacchettini (solo che poi mi sono fatta prendere e pure quelli rappresentano il nostro anticonformismo
)

E così venerdì mi sposo. O meglio, io e Dafne ci sposiamo.
Mi sembra così strano diventare madre e moglie così in fretta… proprio io che all’asilo dicevo sempre che da grande volevo fare la “ragazza madre”.
In ogni caso, Dafne - adesso mi rivolgo a te -, ti prometto che non sarai obbligata ad essere anticonformista come mamma e papà: se vorrai un vestito da meringa, il bouquet e le bomboniere, prometto che ti aiuteremo ad organizzare tutto.
Di mortadelle e palline
Sveglie entrambe. Io a digitare sui tasti e a leggiucchiare un web che mi sembra troppo piccolo, e la bambina a saltellare come una pallina dentro la mia pancia.
La scelta di mangiare la mortadella, ieri sera, non si è rivelata vincente. Devo ricordarmi di aggiungerla alla lista degli alimenti da esorcismo: felafel e caramelle, ad esempio.
Cara Pallina,
ormai non posso più chiamarti MrPeemp, perchè non hai il pisello. E devo dirti che scoprirlo è stato quasi uno shock: oddio, non che ci fossimo fissati, ma io già me lo vedevo un piccolo nerd come tuo papi, con i capelli a spazzola e la mini-polo nera. Invece ora dovremo immaginare la prima programmatrice donna importante nel mondo. Niente meno.
O forse anche meno, chè tanto qualunque cosa farai, basta che tu la faccia. Ma certo, se eri maschio e facevi il meccanico, magari ci davi una mano a pagare il mutuo. ![]()
Comunque, cara la mia Pallina, mettiamo subito in chiaro che a me il rosa fa schifo. Pensa che addirittura ho sempre pensato che mi portasse sfiga, alla pari di non pulirmi le orecchie con il cottonfioc (è scientifico, se me lo dimentico, sarà una pessima giornata).
Tra l’altro la tua cameretta è blu, e non per dispetto. Ma perchè era la camera che avevo quando vivevo da sola, due anni fa, e cassettiera e armadio sono stati riciclati sapientemente.
Comunque prometto che non ti faremo diventare un maschiaccio, anche se papi ti insegnerà a usare l’avvitatore e a montare i mobili di Ikea, che è lo standard minimo previsto per far parte della nostra stramba famiglia del Mulino Storto.
In ogni caso, ti riporto di seguito il numero del telefono azzurro, casomai un giorno potesse servirti: 1.96.96. E’ un numero gratuito, ma a dire il vero noi non abbiamo il telefono, a casa, e quindi dovrai arrangiarti con Skype, e non so se questo numero si può chiamare. Magari bussa ai vicini per chiedere aiuto, ecco.
Un’altra cosa che devi sapere della nostra famiglia, è che a me e al papi ogni tanto piace cenare con un aperitivo. Adesso sono in crisi di astinenza da spritz e negroni, perchè sono una brava mammina scrupolosa e non bevo finchè sei nella mia pancia, però certe sere, quando sarai nata, magari ci sentirai ridacchiare come due scemi mentre tu dormi. Ecco, tu non svegliarti. Non è che vogliamo escluderti, ma ci amiamo tanto, e abbiamo bisogno, qualche volta, di starcene un po’ per i fatti nostri.
In più considera che, a causa di questa benedetta placenta sgarruppata, non possiamo fare altro che tenerci per mano e darci bacini sulle guance… quindi, quando sarai nata, abbi compassione della nostra vita sessuale, e cerca di non sentire.
Per il resto, fai un po’ come ti pare. Imparerai presto che qui al Mulino Storto, la filosofia preferita è quella di non rompersi le palle a vicenda. Vuoi giocare? Giocherai. Vuoi leggere? Leggerai. Vuoi fare all’ammore precocemente come la tua mamma? Chiedi a papà.
Insomma: non farti problemi, Pallina. Basta che non urli, non ti butti a terra al supermercato e segui due imporanti regole, che imparerai fin da subito: si mangia quando si mangia, e si dorme quando si dorme. Ripeti con me: si mangia quando si mangia, e si dorme quando si dorme. Esatto. Guarda, è meno complicato di quanto può sembrare in apparenza.
Noi ti aiuteremo, cara Pallina, ad adattarti a queste due semplici regole, e in cambio lasceremo che tu cresca, se lo desideri, come una piccola selvaggia, o anche come una signorina a modino. Come tu vorrai, insomma.
Conoscendoci, ti accorgerai che ciò che ci realizzerà di più sarà seguire e incoraggiare le tue inclinazioni, qualunque esse siano (ecco, magari solo una cosa non riusciremo a digerire: che tu ti faccia suora. Magari se puoi evitare questo, guarda, mi fai un piacere).
Capirai che la libertà, per la nostra famiglia, è un precetto fondamentale, molto più della bellezza e del denaro, per intenderci. E scoprirai che in fondo, io e tuo papi, anche se siamo un po’ anomali e fuori dalle righe, siamo due brave persone, e ci amiamo tanto tanto, e sappiamo che insieme tutto è superabile.
Quindi, Pallina, adesso il tuo compito è vivere e nascere, senza rompere niente, là dentro, che non sia già rotto, e tenendo duro almeno almeno per altre 8-10 settimane.
Se ce la fai, prometto che non ti manderò mai in colonia estiva, che non ti obbligherò a vestirti come una bomboniera e che tratterò i tuoi morosi sempre con rispetto. Prometto anche che quando i tuoi 4 nonni si rincoglioniranno alla tua presenza, e i tuoi 3 bisnonni ti sbaveranno un po’ addosso, ti metterò in salvo e farò finta che devo allattarti, o cambiarti il pannolino. E prometto anche che quando tua zia vorrà, a un anno di vita, iniziare a farti il corredo matrimoniale, glielo impedirò con tutte le forze, bruciando il primo lenzuolo ricamato in pubblica piazza.
Insomma, cara Pallina, mi sembra che tu abbia solo da guadagnare, a darmi retta. Perchè io, qui, senza di te, non potrei più ridere.