Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. [ * ]

7 month old, second week

You’ve always known that you and your baby are two separate creatures, but she hasn’t. To her, the two of you are one — she has no identity of her own yet. When you put her in front of a mirror, she doesn’t even realise that the baby she sees is herself. But this month she’ll make a huge mental leap and finally understand that she’s an individual, with her own body, thoughts, and feelings. This jump in understanding opens the door to her growing emotional and physical independence, which will take years to fully develop.

Così sei nata

Domenica 16 Dicembre, verso l’ora di cena, mi si rompono le membrane… nessun gavettone tra le gambe: un semplice e lento fluire d’acqua, non abbondante.
Nel pomeriggio avevo fatto le tagliatelle fresche, Nex preparava il sugo… forse eravamo nell’unico giorno in cui entrambi non pensavamo affatto che sarebbe stato il giorno giusto.
Ci decidiamo ad andate in ps, ma non prima di mangiare le tagliatelle… del resto eravamo stato in ps tante di quelle volte, a vuoto, che anche stavolta andavamo più per precauzione che per altro.
Non prendo nè valigia, nè nulla, ma solo uno zainetto con un cambio per la notte.
In ps aspettiamo qualche ora, facciamo la visita, e avviene il ricovero di precauzione: il collo è chiusissimo, non ci sono contrazioni (e infatti io sto benissimo), e non si vede neppure la rottura del sacco, per cui si ipotizza o una rottura alta, o un altro falso allarme… e comunque, appunto, per precauzione, vengo ricoverata.
Passo la notte senza dormire, ma senza nemmeno l’idea che sto per partorire: non mi sembra arrivato il momento. Sto benissimo, non ho contrazioni da tre giorni, non ho segnali… aspetto solo gli esami del mattino per capire cosa succederà.

Alle 8 del giorno successivo, passa il medico, quello poi soprannominato il macellaio, che invece quella notte è stato bravissimo, e si è anche preso la briga di venirmi a salutare, al mattino, prima di smontare.
Mi dice di stare a digiuno, che il medico del turno successivo avrebbe valutato il mio quadro, ed era possibile dovessi afre altri esami.
Alle 9 arriva il medico entrante, un signore pacioso, professionale, molto serio (e sordo… d'oh! a cui dovevo urlare le domande nell’apparecchio acustico, perchè altrimenti non sentiva….) e mi chiede: Signora, si sentirebbe pronta per un parto operativo fatto entro le 12?
E a quel punto inizia una gag basata sulla mia ignoranza, perchè io penso che vogliano indurmi il parto, e lui invece parla di un cesareo di urgenza.
Chiarito il malinteso, strabuzzo gli occhi, e lui mi dà un’ora di tempo per decidere.
Il quadro è questo: risulta impossibile chiarire se la placenta è ancora previa o no, perchè la testa della bimba poggia sopra al lembo, e resta l’incognita (alla fine la placenta era previa, e aveva anche iniziato ad invecchiare precocemente). Seconda incognita: la rottura delle membrane. Dalle visite e dall’eco non si vede, ma il liquido è diminuito di volume, e potrebbe trattarsi di una sospetta rottura alta, potenzialmente pericolosa per tipologia. Terzo: gli esami evidenziano un aumento eccessivo di una proteina presente nel liquido amniotico, che potrebbe indicare un’infezione in corso. Il consiglio è dunque quello di fare subito il cesareo, che ha una riuscita, secondo il medico, di 99/100. Se non me la sento, possono attendere che il parto si avvii spontaneamente, ma lui non è in grado di dirmi la rischiosità di questa attesa, e quindi non sa se andrà bene o male.

Sento le amiche, consulto la suocera, parlo con Nex… e alla fine decidiamo per il cesareo, perchè non ce la sentiamo di prenderci la responsabilità di perdere Dafne per una decisione sbagliata.
Alle 11 vengono a prendermi e prepararmi e ricevo la visita dell’anestesista, che mi dice che non è detto si riesca a farmi la spinale, visto il mio peso, e che quindi potrebbero farmi la totale. Io vado in panico.
In quel momento inizio a piangere dalla paura, perchè inizio a realizzare che sto per partorire, e che comunque siamo in una situazione di urgenza, e che qualcosa può andare storto. Nex mi consola, io gli dico le mie ultime volontà, lui mi prende in giro… insomma: ormai è deciso, non si torna indietro.

Nel corridoio mi sfilano sulla testa i neon, i cartelli degli ambulatori, gli sguardi della gente che incontriamo tra le corsie… e inizio ad entrare in una specie di limbo, in una seconda dimensione, irreale, fatta da un mix di paura, speranza, amore, aspettative, attesa…
Nex mi lascia sulla porta, mi dà un bacino, mi dice che mi ama. E io dentro di me penso: non voglio che sia l’ultima volta che accade.
Passo sul lettino, intorno a me gli infermieri, le ostetriche e il pediatra si preparano, chiacchierano, parlano di altri pazienti, telefonano… e sembra di stare negli spogliatoi prima della partita, quando ci si rilassa, ma la tensione resta palpabile.
Mi preparano per la spinale, e io dico a me stessa che devo riuscirci, e mi impegno con tutte le forze per agevolare il lavoro dell’anestesita, che al primo colpo riesce nell’impresa, e mi fa i complimenti di rito.
Caldo. Immediatamente, un formicolio caldo si impossessa delle mie gambe, della schiena, dei miei piedi… io so di averli, sento di averli, ma non ci sono, non mi appartengono più, e non posso nemmeneo pensare di muoverli, perchè non sono più collegati al mio cervello.
Il dottore (quello dell’amplifon) e una dottoressa, si posizionano: lei è quella che, per combinazione, mi ha sempre visitata tutte le volte che sono stata in ps. Una persona adorabile.
Catetere, taglio, maneggiamenti… tutto è avvenuto senza che io sapessi esattamente cosa succedeva, mentre galeggiavo in un limbo, soffrivo per la nausea e avevo i conati di vomito (reazione all’anestesia), mi veniva l’asma… una sensazione orribile. Pensare di svenire, qundo in realtà sapevo che ero già praticamente svenuta, o meglio, che comunque il mio corpo non mi apparteneva più.

Poi sento solo dire: E’ nata!
Ma non vedo nulla, non sento niente. Sento solo lei che, dopo pochissimo, piange, e piango anche io con lei, e mi dico che mi basta, e che se anche morissi adesso, muoio felice, perchè lei è la mia bambina, è lì, la sento, e la sua voce io la conoscevo da milioni di anni, la sua voce era dentro di me prima che io nascessi, e l’avrei riconosciuta ovunque, nel mondo, perchè era già parte di me prima che il mondo fosse creato.

La pediatra me la fa vedere, mi chiede se voglio darle un bacino, e la porta via, da suo papà… mentre io ho negli occhi il suo faccino, i suoi capelli neri, i suoi occhioni da folletto che mi guardano come se fosse la cosa più naturale del mondo…

Da lì in poi, è tutto già noto: torno in camera, mi portano la bambina, io e Nex piangiamo e ridiamo insieme, e tutto si fa confuso.
Parlo con mille persone, con i miei, con i suoceri, con mia sorella, con tante di voi… qualcuno mi porge i telefonini, e io parlo, ma non so con chi e che cosa dico. Ho la bocca secchissima, la voce da travestito… non sono in me.

Ma questo è un altro capitolo, perchè questa storia, deve ancora incominciare. Ed è il libro della nostra nuova vita.

Pallina, tu vieni appena sopra Ikea

Allora, Pallina, nella mia lista delle cose importanti, al primo posto c’è tuo papà, poi tu, e poi Ikea. Ma Ikea sta appena appena sotto di te, nè.
Oggi, per la mia uscita settimanale, che manco in un carcere, finalmente vado da Ikea e inizio a comprare qualche robina per te: il fasciatoio, l’asciugamanino con il cappuccio, i bavaglini, il coprimaterasso che ci proteggerà dalle tue pisciatine, ecc…
Ecco, oggi, mentre siamo da Ikea, inizia a fonderti in quel misticismo: ascolta il fruscio delle borse gialle, inspira il profumo dei mobili di legno grezzo e delle tortine di marzapane, godi del tintinnìo dei piatti e del miracolo colorato dei tessuti… Perchè tutto questo, anche se non lo sai, è già nel tuo dna, e sarà ciò che per anni vedrai intorno a te, per casa, mentre batti capocciate contro una libreria Billy o ti arrampichi su una sedia Nick.
Non è tremendamente rassicurante che ogni oggetto, ogni mobile e ogni complemento abbia un nome? Tutto questo ci fa sentire meno soli, a una cifra modica, offrendoci un bel design, e anche un gradito sconto del 15% con l’Ikea card.

La prima torta di mele

Stamattina all’alba pensavo che probabilmente la gravidanza ha in sè qualcosa di davvero animalesco, e istintuale. La piccolina si è svegliata con me alle 6, e insieme abbiamo preparato la nostra prima torta di mele. Forse non sarà niente di speciale, perchè io non sono molto brava a preparare dolci, ma essere sola in cucina, mentre tutti dormono, con la luce del mattino che si spalanca nel cielo, e quel freschetto pungente, mi ha fatta sentire puro istinto, pura pelle, pura sensazione.
Sbucciavo le mele e la bambina era lì con me, dentro di me, a muoversi. Forse a sentire anche l’odore della cannella e il rumore delle uova montate con lo zucchero.
Poi siamo andate sul balcone, io e lei, a mangiarci uno yogurt al limone e ad aspettare il giorno.

E forse per la prima volta ho capito che siamo donne, e che la bellezza di questa Pallina sta in me e starà nelle sue figlie: essere madri. Essere istinto. Essere di pelle.