Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. [ * ]
28 Dicembre
Oggi saresti nata. Ma a noi piace fare le cose con anticipo, e questo lo hai ereditato da entrambi.
Adesso sei nella tua navetta, e dormi beata. E noi siamo pazzi di te.

Così sei nata
Domenica 16 Dicembre, verso l’ora di cena, mi si rompono le membrane… nessun gavettone tra le gambe: un semplice e lento fluire d’acqua, non abbondante.
Nel pomeriggio avevo fatto le tagliatelle fresche, Nex preparava il sugo… forse eravamo nell’unico giorno in cui entrambi non pensavamo affatto che sarebbe stato il giorno giusto.
Ci decidiamo ad andate in ps, ma non prima di mangiare le tagliatelle… del resto eravamo stato in ps tante di quelle volte, a vuoto, che anche stavolta andavamo più per precauzione che per altro.
Non prendo nè valigia, nè nulla, ma solo uno zainetto con un cambio per la notte.
In ps aspettiamo qualche ora, facciamo la visita, e avviene il ricovero di precauzione: il collo è chiusissimo, non ci sono contrazioni (e infatti io sto benissimo), e non si vede neppure la rottura del sacco, per cui si ipotizza o una rottura alta, o un altro falso allarme… e comunque, appunto, per precauzione, vengo ricoverata.
Passo la notte senza dormire, ma senza nemmeno l’idea che sto per partorire: non mi sembra arrivato il momento. Sto benissimo, non ho contrazioni da tre giorni, non ho segnali… aspetto solo gli esami del mattino per capire cosa succederà.
Alle 8 del giorno successivo, passa il medico, quello poi soprannominato il macellaio, che invece quella notte è stato bravissimo, e si è anche preso la briga di venirmi a salutare, al mattino, prima di smontare.
Mi dice di stare a digiuno, che il medico del turno successivo avrebbe valutato il mio quadro, ed era possibile dovessi afre altri esami.
Alle 9 arriva il medico entrante, un signore pacioso, professionale, molto serio (e sordo…
a cui dovevo urlare le domande nell’apparecchio acustico, perchè altrimenti non sentiva….) e mi chiede: Signora, si sentirebbe pronta per un parto operativo fatto entro le 12?
E a quel punto inizia una gag basata sulla mia ignoranza, perchè io penso che vogliano indurmi il parto, e lui invece parla di un cesareo di urgenza.
Chiarito il malinteso, strabuzzo gli occhi, e lui mi dà un’ora di tempo per decidere.
Il quadro è questo: risulta impossibile chiarire se la placenta è ancora previa o no, perchè la testa della bimba poggia sopra al lembo, e resta l’incognita (alla fine la placenta era previa, e aveva anche iniziato ad invecchiare precocemente). Seconda incognita: la rottura delle membrane. Dalle visite e dall’eco non si vede, ma il liquido è diminuito di volume, e potrebbe trattarsi di una sospetta rottura alta, potenzialmente pericolosa per tipologia. Terzo: gli esami evidenziano un aumento eccessivo di una proteina presente nel liquido amniotico, che potrebbe indicare un’infezione in corso. Il consiglio è dunque quello di fare subito il cesareo, che ha una riuscita, secondo il medico, di 99/100. Se non me la sento, possono attendere che il parto si avvii spontaneamente, ma lui non è in grado di dirmi la rischiosità di questa attesa, e quindi non sa se andrà bene o male.
Sento le amiche, consulto la suocera, parlo con Nex… e alla fine decidiamo per il cesareo, perchè non ce la sentiamo di prenderci la responsabilità di perdere Dafne per una decisione sbagliata.
Alle 11 vengono a prendermi e prepararmi e ricevo la visita dell’anestesista, che mi dice che non è detto si riesca a farmi la spinale, visto il mio peso, e che quindi potrebbero farmi la totale. Io vado in panico.
In quel momento inizio a piangere dalla paura, perchè inizio a realizzare che sto per partorire, e che comunque siamo in una situazione di urgenza, e che qualcosa può andare storto. Nex mi consola, io gli dico le mie ultime volontà, lui mi prende in giro… insomma: ormai è deciso, non si torna indietro.
Nel corridoio mi sfilano sulla testa i neon, i cartelli degli ambulatori, gli sguardi della gente che incontriamo tra le corsie… e inizio ad entrare in una specie di limbo, in una seconda dimensione, irreale, fatta da un mix di paura, speranza, amore, aspettative, attesa…
Nex mi lascia sulla porta, mi dà un bacino, mi dice che mi ama. E io dentro di me penso: non voglio che sia l’ultima volta che accade.
Passo sul lettino, intorno a me gli infermieri, le ostetriche e il pediatra si preparano, chiacchierano, parlano di altri pazienti, telefonano… e sembra di stare negli spogliatoi prima della partita, quando ci si rilassa, ma la tensione resta palpabile.
Mi preparano per la spinale, e io dico a me stessa che devo riuscirci, e mi impegno con tutte le forze per agevolare il lavoro dell’anestesita, che al primo colpo riesce nell’impresa, e mi fa i complimenti di rito.
Caldo. Immediatamente, un formicolio caldo si impossessa delle mie gambe, della schiena, dei miei piedi… io so di averli, sento di averli, ma non ci sono, non mi appartengono più, e non posso nemmeneo pensare di muoverli, perchè non sono più collegati al mio cervello.
Il dottore (quello dell’amplifon) e una dottoressa, si posizionano: lei è quella che, per combinazione, mi ha sempre visitata tutte le volte che sono stata in ps. Una persona adorabile.
Catetere, taglio, maneggiamenti… tutto è avvenuto senza che io sapessi esattamente cosa succedeva, mentre galeggiavo in un limbo, soffrivo per la nausea e avevo i conati di vomito (reazione all’anestesia), mi veniva l’asma… una sensazione orribile. Pensare di svenire, qundo in realtà sapevo che ero già praticamente svenuta, o meglio, che comunque il mio corpo non mi apparteneva più.
Poi sento solo dire: E’ nata!
Ma non vedo nulla, non sento niente. Sento solo lei che, dopo pochissimo, piange, e piango anche io con lei, e mi dico che mi basta, e che se anche morissi adesso, muoio felice, perchè lei è la mia bambina, è lì, la sento, e la sua voce io la conoscevo da milioni di anni, la sua voce era dentro di me prima che io nascessi, e l’avrei riconosciuta ovunque, nel mondo, perchè era già parte di me prima che il mondo fosse creato.
La pediatra me la fa vedere, mi chiede se voglio darle un bacino, e la porta via, da suo papà… mentre io ho negli occhi il suo faccino, i suoi capelli neri, i suoi occhioni da folletto che mi guardano come se fosse la cosa più naturale del mondo…
Da lì in poi, è tutto già noto: torno in camera, mi portano la bambina, io e Nex piangiamo e ridiamo insieme, e tutto si fa confuso.
Parlo con mille persone, con i miei, con i suoceri, con mia sorella, con tante di voi… qualcuno mi porge i telefonini, e io parlo, ma non so con chi e che cosa dico. Ho la bocca secchissima, la voce da travestito… non sono in me.
Ma questo è un altro capitolo, perchè questa storia, deve ancora incominciare. Ed è il libro della nostra nuova vita.

Il primo Natale
Ci sono una serie di parole che ho conservato per te, durante queste settimane. Le ho fatte maturare, me ne sono presa cura, le ho portate con me…
Tra pochi giorni ci guarderemo negli occhi. E io mi chiedo: sapremo riconoscerci a vicenda?
Non riesco ad immaginare la tua bocca, i tuoi capelli, i tuoi occhi, le tue mani… mi appari ancora come una nebulosa idea della mia mente, come una sensazione di capriole nella mia pancia a cui non riesco a dare un volto, un colore, un profumo.
Sai, adesso pesi più di 2.900gr. Un record, se penso alle parole di tutti i medici, che per mesi hanno continuamente affermato che saresti stata prematura, e piccolissima.
Dovrei sentirmi liberata, da questa notizia. Ma non lo sono fino in fondo.
Nella mia testa continuano a ripresentarsi domande per cui non voglio risposte: e se accadesse qualcosa? e se qualcosa andasse storto? e se… ?
Piccolina mia, io ti ho voluta.
Tra i miei quaderni dell’adolescenza troverai lettere che ti ho scritto prima ancora di pensarti. Perchè tu eri viva, dentro di me, da quando sono stata viva io stessa. E io ti volevo, volevo proprio te, e già ti amavo, totalmente, come se tu fossi stata già mia.
Domani inizia il Motor Show. Dicembre fu il mese perfetto, per noi, per innamorarci.
Io e tuo padre abbiamo fatto l’amore molte volte, in albergo, durante i giorni freddi e frizzanti di quella fiera. L’Amore, sai, certe volte nasce in situazioni che sono senza tempo: sospese come le ragnatele brinate durante le mattine di Natale.
Oggi so che tu eri già lì con noi, nelle nostre passeggiate in centro, durante il nostro pic nic sulla moquette, sotto le lenzuola morbide dell’albergo, nella radice di un Amore che non avevamo ancora riconosciuto.
Perchè l’Amore esiste, ed è una purezza trasversale.
L’altro giorno ho addobbato l’albero, e ho immaginato il giorno in cui ti racconterò la storia di ciascuna delle nostre decorazioni.
E, sai? E’ stato allora che ho capito che ci sei. Perchè ti ho sentita ridere, nella mia mente. Come se quella risata fosse stata sepolta tutto questo tempo dentro la mia pelle, e all’improvviso diventasse vera.
Ti amo, Dafne.
E amo tuo padre, perchè è il filo che mi unisce a me stessa, e mi unisce a te.
Venerdì
Venerdì, dopodomani, saremo in ospedale per il prossimo controllo.
Ecco, casomai accadesse qualcosa, io ti amo.
Dica 33
Dall’ottava settimana ci siamo sempre sentiti dire la frase “minaccia di aborto”.
Per un certo numero di settimane, tu non eri nemmeno la nostra bambina: eri la nostra minaccina d’aborto.
Tuo padre è stato bravissimo: ha lavato, stirato, cucinato, pulito. Ha fatto da galoppino portandomi in ospedale ad ogni perdita, si è consumato le scarpe a forza di correre in farmacia, o anche solo per andare al supermercato a comprarmi la cioccolata.
Io, sebbene sia stata la parte “passiva” di questa gravidanza, ti ho regalato (con piacere) otto mesi della mia vita. Ho interrotto le mie attività, ho accantonato la mia iperattività… e ti ho “covata”, così come mi diceva di fare la mia dottoressa.
Adesso peserai circa 1.800gr. Che non è molto, ma è un peso ragionevole per la sopravvivenza. Adesso sei una bambina. Adesso tutti ti aspettano chiamamdoti già con il nome che avrai quando sarai effettivamente nata. Adesso tutti i giorni il corriere ci suona il campanello per consegnarci regali per te, regali che arrivano da ogni parte di Italia, sai? (e anche un po’ più in là…)
Adesso ci conosciamo da 33 settimane. E se anche tu nascessi prima, adesso saremmo pronti ad affrontare la tua prematurità senza eccessive paure.
Quindi, come ti ho scritto una volta, sii libera. Da adesso sei libera di aspettare ancora un po’, o di nascere.
La tua mamma è già contenta così.
Quello che non posso
Sono arrabbiata, arrabbiata e triste. Infinitamente triste.
Avevo tutte le mie liste per te, bambina mia, con le cose da comprarti, le tutine, le creme, i pannolini… e invece sono rinchiusa in casa (che è già meglio dell’ospedale) a piangere come una scema, perchè non posso nemmeno permettermi un’ora di supermercato per provvedere a te, al tuo arrivo, alla preparazione del tuo nido.
Tuo papà e tuo nonno sono stati fin troppo bravi, oggi, a comprare le cose che ti servono… e, poverini, hanno sbagliato a prendere alc une piccole cose, ma si sono impegnati tanto.
Io invece posso solo fare la parte della stronza che li rimanda indietro a cambiare le cose, umiliando la loro buona volontà e la mia stessa impossibilità a prendermi cura di te.
Sono davvero triste. E’ ingiusto che non mi sia consentito nemmeno questo, dopo questi lunghissimi mesi di pazienza e di attesa. Nemmeno il piacere di attenderti, preparare la tua camera, essere per te una buona mamma da subito.
Stavolta ci siam cagati sotto…
Per dirla in modo fine, stavolta ci siamo proprio spaventati. Torno adesso dal Maggiore, dopo cinque interminabili giorni di ricovero. Secondo distacco di placenta. Olè.
Dafne sta bene: 1.690gr di pura felicità. Io sono distrutta, e pure il suo papino. Ma felici, anche noi.
Però vediamo di tener duro ancora almeno tre settimane, chiaro?!
Trenta settimane, quasi trentuno…

Il nostro matrimonio (12/10/2007)
Ieri, quando abbiamo scritto la nostra frase sul libro degli sposi, abbiamo firmato anche per te. E tu sei stata lì con noi per tutto il tempo, nella mia pancia, muovendoti come fai tutti i giorni, e cercando la mia mano per rilassarti, rimetterti dritta e stare in ascolto.
Mentirei se ti dicessi che ci siamo sposati solo per te. E’ vero, noi ci siamo sposati anche per te. Ma ci siamo sposati principalmente perchè ci amiamo, e ci amiamo davvero.
Forse sarà un po’ difficile, per te, quando nascerai, capire che non sarai il canalizzatore di tutto il nostro amore, perchè, come ti dico sempre, entri a far parte di una famiglia che esiste già, e che fino ad ora si è completata, e che non ha ruotato attorno a te, e forse non ruoterà attorno a te nemmeno in futuro.
Noi ti abbiamo voluta. Ti abbiamo desiderata.
E ti abbiamo cercata non perchè tu ci fossi necessaria, nè per alimentare il nostro amore. Ti abbiamo voluta per aggiungere amore all’amore già esistente.
Ti abbiamo voluta per regalarti un pezzo delle nostre esistenze, ma non l’equilibrio delle nostre vite.
Per questo ti prometto che non sentirai mai il peso di essere venuta al mondo per salvarci, o per completarci, o per riunirci… perchè noi eravamo già salvi, già completi, già uniti.
Ma volevamo te, proprio te, Piccolina, per tramandare questa felicità, per fare in modo che si espandesse nel mondo, per regalare ad un altro essere umano la stessa felicità di cui è fatta la nostra vita.

Di contrazioni e confetti
Negli ultimi giorni ho sofferto parecchio per le contrazioni: qualcuno mi dice siano normali contrazioni preparatorie, qualcun altro mi dice che non è normale avere le contrazioni… e io imparo a fregarmene allegramente e rispondo sempre “sì, sì” e così mi esercito per quando sarà nata la bambina e tutti mi daranno consigli non richiesti.
Il fatto è che io non lo so come sono le contrazioni. Cioè, non avendo mai partorito, che ne so come sono le contrazioni preparatorie e quelle da parto?
Boh, immagino che, nel momento in cui inizierà il parto, me ne accorgerò
Nel frattempo ho preparato qualche confetto per il matrimonio: abbiamo fatto davvero gli anticonformisti, a sto giro, e ci siamo sentiti in colpa per aver privato le famiglie di ogni vero festeggiamento. E così siamo corsi ai ripari comprando il materiale per fare i sacchettini (solo che poi mi sono fatta prendere e pure quelli rappresentano il nostro anticonformismo
)

E così venerdì mi sposo. O meglio, io e Dafne ci sposiamo.
Mi sembra così strano diventare madre e moglie così in fretta… proprio io che all’asilo dicevo sempre che da grande volevo fare la “ragazza madre”.
In ogni caso, Dafne - adesso mi rivolgo a te -, ti prometto che non sarai obbligata ad essere anticonformista come mamma e papà: se vorrai un vestito da meringa, il bouquet e le bomboniere, prometto che ti aiuteremo ad organizzare tutto.