Archive for July 2007

 
 

Alitalia?

Si ritira anche air-one
Alitalia, Air One si ritira dalla gara "Impossibili risanamento e rilancio".

Il Tesoro chiude la gara per Alitalia
Tpg, Matlin Patterson e Mediobanca abbandonano la gara per la privatizzazioneAir One e Aeroflot potrebbero rientrare se cambiassero i termini del bando.

Chissà perchè la cosa non mi stupisce. E non bisogna essere dei geni dell'economia per arrivarci.
Dunque vediamo, attualmente Alitalia è:

  • in perdita secca;
  • sovradimensionata;
  • assolutamente fuori mercato;
  • inefficiente;
  • con un assenteismo fisso del 10% al giorno;
  • con gli stipendi più alti rispetto a tutti i concorrenti.

E' un buco nero dove entrano soldi e non esce utile.
Chi la compra dovrebbe poter avere carta bianca per rimetterla in sesto: e invece no. Da contratto gli sarebbe impedito di licenziare, ristrutturare, etc.
Quale pazzo la comprerebbe? quale gruppo finanziario investirebbe i suoi soldi in un mostro del genere?

Le mie previsioni per il futuro.

Il titolo salirà e scenderà per qualche giorno a vantaggio degli speculatori che dovranno far fuori le loro azioni, ci sarà una lotta tra sindacati e governo e UE, poi si dovrà per forza accettare un acquisto con possibilità di risanamento. Oppure… tutti a casa!
Non è che non ci siano compagnie interessate e/o capaci a fare quello che fa Alitalia. Quando crollerà ci sarà un po' di casino per qualche giorno, e poi tutto come prima. con la differenza che in Italia ci sarà un buco mangiasoldi in meno.
Intanto se avete azioni Alitalia… vendete! E se lavorate la, mandate curricula in giro. Ma rassegnatevi a prendere di meno: i terni al lotto non si fanno tutti i giorni.

Il paradosso della protezione dei contenuti

Da quando esiste il formato digitale per la memorizzazione delle informazioni, si è posto il problema di limitare le copie non autorizzate.
Con il passare del tempo i metodi di copia sono diventati sempre più semplici e meno costosi, e le aziende detentrici di copyright si sono ingegnate nell'inventare i più disparati sistemi anticopia, nella speranza di limitare il fenomeno delle copie illegali.
Dopo anni di queste politiche, a mio parere il fallimento è totale.
Di seguito riporto alcuni esempi.

  • Compro un cd: il mio lettore stereo si rifiuta di leggerlo. Provo sul pc, che invece lo legge. Ne faccio quindi una copia (senza alcun problema), e il mio lettore riesce a leggere la copia. Così ho un cd originale che posso ascoltare solo in copia.
  • Affitto dvd in videoteca: sempre più spesso, ultimamente, ci sono dei problemi di lettura (dovuti ai sistemi antipirateria?). Inoltre devo sorbirimi ogni volta, IO che lo affitto o che lo compro originale, il filmato che parte in automatico e mi avvisa di quanto è brutto e criminale copiare.
  • Tento di copiare i brani legalmente acquistati in qualche music store online, per poterli ascoltare su qualche altro supporto, e mi è impossibile. Il sistema di controllo dei contenuti digitali non permette la copia.
  • Tento di registrare un software e mi si profila una tiritera burocratica che sinceramente non ho voglia nè tempo di fare.
  • E' difficile trasportare da un pc all'altro (non per averne due copie, ma perchè uno si è rotto) le applicazioni regolarmente acquistate.

E di esempi così ce ne sarebbero un sacco.

In pratica è più difficile e più scomodo utilizzare un bene originale e legalmente acquistato, che non uno piratato!
In quanto consumatore pagante vorrei che avvenisse il contrario, invece.
Non mi va di comprare CD che non funzionano bene perchè hanno messo dispositivi anticopia incompatibili con il mio lettore.
Non mi va di comprare DVD che partono con un video evidentemente non diretto a me.
Non mi va di passare giornate a fornire dati personali, a far telefonate, a parlare con uffici commerciali per usare un software che ho pagato.
Mentre quelli intorno a me che non hanno mai comprato un cd, un dvd, un software originali, utilizzano tutto tranquillamente senza problemi di sorta!

Il paradosso delle protezioni sui contenuti digitali è questo:

Chi utilizza contenuti piratati, cracckati o copiati illegalmente, non ha alcun problema e ha un prodotto migliore.
Chi utilizza prodotti originali, comprati regolarmente, deve sorbirsi tutte le inutili procedure e protezioni.
Coseguenza: chi paga riceve il trattamento peggiore.

Come risolvere quindi il problema? Ecco le mie proposte.

1. eliminare qualsiasi tipo di protezione da qualunque contenuto digitale.
E' ormai appurato che il contenuto sprotetto esce sul mercato PRIMA di quello ufficiale protetto. Qualunque meccanismo anticopia è INUTILE. punto.

2. Abbassare i prezzi.
60 euro per un gioco wii, ps3 o xbox è troppo. 20 euro per un cd o per un dvd è troppo. Le aziende dovrebbero ricalcolare bene il punto di pareggio, ne ricaverebbero interessanti conclusioni.

3. offrire davvero qualcosa in più agli utenti registrati.
Servizio di assistenza, helpdesk che funzioni davvero, manuali cartacei spediti a casa, gadget in più per chi compra originale, etc.
In pratica, care aziende produttrici di contenuti, è finita l'epoca delle vacche esageratamente grasse. Dovete diventare come tutte le altre aziende, che vengono pagate per qualcosa che FANNO, non perchè la legge permette loro di avere macchinette stampasoldi brevettando idee.

4. Pretendere il pagamento solo da chi è controllabile e ricava lucro dall'utilizzo, e punire le aziende e i professionisti che violano il diritto d'autore.
A che serve perseguire un ragazzino che impara a usare Photoshop o Autocad? tanto non lo potrebbe mai comprare! Penso che sarebbe saggio diffondere i propri software con limitazioni esclusivamente contrattuali. Inoltre ogni ragazzo che impara ad usare Delphi, Visual basic, Autocad o Mathematica è un potenziale futuro acquirente nel momento in cui entrerà nel mondo del lavoro!

Doing business

La banca mondiale gestisce statistiche sulla facilità di aprire e gestire un'impresa in vari posti del mondo. Le potete trovare su www.doingbusiness.org.
L'Italia è all'82° posto, ultima in Europa se si escludono la Grecia, alcuni stati nati dalla suddivisione della ex Jugoslavia e alcune delle neo repubbliche baltiche.
Ultima tra i paesi del G8.
Ultima tra i paesi considerati civilizzati.
Ultima tra quelli che non hanno avuto guerre, dittature, invasioni da mezzo secolo.
Quindi se state provando ad aprire un'attività, se non ce la fate con tasse, balzelli, carte bollate, corsi, multe, e via dicendo, non siete sfigati o perseguitati: E' proprio il sistema impresa italiano che è marcio.
Se volete farci due risate sopra, per consolarvi se vi siete già imbarcati nell'impresa, per desistere se avete intenzione di iniziare, c'è un libro che ho appena finito di leggere: "Volevo solo vendere la pizza", di Luigi Furini. Sono le disavventure di un piccolo imprenditore che vuole aprire una rivendita di pizza al taglio, e che cerca di farlo onestamente. Ovviamente non ce la farà.
Se lo leggete avrete sicuramente dei deja vue, vostri o di persone che conoscete.
Forse è per questo che non nascono startup in Italia?

Web 3.0

Com'è che nascono le passioni? di colpo ci si incomincia ad interessare a qualcosa, ed ecco che poco a poco pensi solo più a quello, cerchi altri appassionati, cerchi di espandere la conoscenza su quell'argomento.
Internet ha reso tutto più frenetico. Può bastare un link in una pagina della wikipedia, un post su un blog trovato a caso, ed ecco che si apre un universo. Ci sono appassionati praticamente di ogni cosa che possa venire in mente.
Da un lato è bello, se penso che una volta era maledettamente più difficile raccogliere informazioni. Mi ricordo nell'82 avevo dodici anni, il demone dell'informatica si era impossessato di me, nessuno sapeva nulla e cercavo disperatamente in biblioteca, edicola, dappertutto qualunque cosa che parlasse di informatica. In edicola c'erano due riviste sull'argomento, io aspettavo che uscissero e le leggevo avidamente, e poi… nulla. Dovevo stare ad aspettare un altro mese!
Da un altro punto di vista, la massa di informazioni su qualunque argomento è talmente vasta, le informazioni valide sono talmente sommerse da spazzatura, che è disarmante districarsi in campi di cui si conosce poco.
La sindrome del click selvaggio porta a dimenticarsi persino da dove si era partiti. L'assenza di un contenitore fisico limitato (vedi libro) impedisce a volte di focalizzarsi, e si annaspa in un oceano di informazioni senza riuscire a districarsene.
Un altro fenomeno interessante è che molti sono talmente presi dal cercare informazioni su un'attività che gli interessa che non riescono più a trovare tempo per dedicarsi a quell'attività.
Paradossale, eh?

Faccio un esempio su una attività o passione, diciamo "imparare a programmare", ma potrebbe essere qualunque altra cosa hobby o attività.

Pre internet

  • ti compri un pc
  • ti compri un libro
  • inizi a smanettare

Internet (Web 1.0)

  • ti compri un pc
  • cerchi informazioni sui vari linguaggi
  • cerchi di capire quale è meglio utilizzare
  • perdi tempo a cercare info se hai fatto la scelta giusta, opinioni di guru, etc
  • il poco tempo che avanza lo dedichi a programmare

Web 2.0

  • tutto quello di prima, solo che non ti avanza neanche il poco tempo per programmare perchè devi essere attivo nel fornire contenuti (blog, forum, etc) e perchè perdi tempo abazzicare siti di social networking dove ognuno si sente scrittore e saggista.

Così senza neanche pensarci mi è venuto in mente come dovrà essere il:

Web 3.0

  • Una internet con informazioni di qualità, selezionate.
  • Una internet un po' più elitaria, con servizi a pagamento.
  • Una internet enterprise, rivolta più che altro ad aziende o a privati veramente interessati a determinati servizi o informazioni.

Perchè a pagamento? Perchè se pensate che il tempo è denaro, non vedo perchè non pagare qualcuno che faccia la scrematura delle informazioni per me, anzichè sprecare tempo a farla io. Con il passare del tempo sta aumentando enormemente il rumore a discapito del segnale, aumentano i siti non aggiornati, quelli fatti male, quelli che forniscono informazioni false, errate, incomplete, e sta diventando sempre più difficile districarsi nella giungla di informazioni.
E le informazioni saranno sempre più preziose.
Secondo me la vera rivoluzione del 3.0 sarà prorio la qualità dell'informazione e dei servizi erogati.
Come qualunque altro paradigma di informazioni non andrà a cancellare quelli precedenti, ma li integrerà: infatti usiamo ancora i libri, la radio, la televisione, e ci capita pure di scrivere a mano a volte.
Ovviamente il web 3.0 dovrà assolutamente scartare un articolo come questo, scritto di fretta dopo una giornata di lavoro, una riga dopo l'altra senza sapere dove andare a parare, senza alcuna fonte attendibile, in un blog che chissà per quanto esisterà e chi lo leggerà… :-)

Il gusto di far bene le cose

La qualità senza nome è un bellissimo post di antirez che esprime una filosofia che ho sempre condiviso.
La filosofia per cui si cerca la semplicità e la bellezza, quella per cui si fanno le cose bene per una spinta interiore che punta a ricercare la qualità e non per fare soldi, quella per cui ciò che si produce è espressione di se stessi e della voglia di creare.
Leggendolo mi è venuto in mente un altro articolo di Baricco su Renzo Piano e la nuova Morgan Library a New York: Nel ventre di Manhattan la memoria dell’Occidente.

“E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”
[da "IL PICCOLO PRINCIPE" di Antoine de Saint-Exupery]