Archive for the Category italian startups

 
 

Doing business

La banca mondiale gestisce statistiche sulla facilità di aprire e gestire un'impresa in vari posti del mondo. Le potete trovare su www.doingbusiness.org.
L'Italia è all'82° posto, ultima in Europa se si escludono la Grecia, alcuni stati nati dalla suddivisione della ex Jugoslavia e alcune delle neo repubbliche baltiche.
Ultima tra i paesi del G8.
Ultima tra i paesi considerati civilizzati.
Ultima tra quelli che non hanno avuto guerre, dittature, invasioni da mezzo secolo.
Quindi se state provando ad aprire un'attività, se non ce la fate con tasse, balzelli, carte bollate, corsi, multe, e via dicendo, non siete sfigati o perseguitati: E' proprio il sistema impresa italiano che è marcio.
Se volete farci due risate sopra, per consolarvi se vi siete già imbarcati nell'impresa, per desistere se avete intenzione di iniziare, c'è un libro che ho appena finito di leggere: "Volevo solo vendere la pizza", di Luigi Furini. Sono le disavventure di un piccolo imprenditore che vuole aprire una rivendita di pizza al taglio, e che cerca di farlo onestamente. Ovviamente non ce la farà.
Se lo leggete avrete sicuramente dei deja vue, vostri o di persone che conoscete.
Forse è per questo che non nascono startup in Italia?

Il gusto di far bene le cose

La qualità senza nome è un bellissimo post di antirez che esprime una filosofia che ho sempre condiviso.
La filosofia per cui si cerca la semplicità e la bellezza, quella per cui si fanno le cose bene per una spinta interiore che punta a ricercare la qualità e non per fare soldi, quella per cui ciò che si produce è espressione di se stessi e della voglia di creare.
Leggendolo mi è venuto in mente un altro articolo di Baricco su Renzo Piano e la nuova Morgan Library a New York: Nel ventre di Manhattan la memoria dell’Occidente.

“E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”
[da "IL PICCOLO PRINCIPE" di Antoine de Saint-Exupery]

Italian startups

Sul perchè il 90% delle startup nasca negli USA, e in particolare nella Silicon Valley, c’è un bellissimo saggio di Paul Graham: “Why startups condense in America”, che consiglio vivamente di leggere, come tutti gli altri suoi saggi.

Sul perchè in Italia di startup non ne nascano proprio, ci sarebbe da fare un altro saggio.

Colpa dell’eccessiva tassazione, del sistema impresa ormai marcio, delle banche che prestano con fatica, degli enti pubblici e privati che non pagano o che hanno l’abitudine di pagare a 90 - 120 - 180 giorni.

Aprire un’azienda in Italia costa qualche migliaio di euro solo di spese e tasse, richiede più di un mese e innumerevoli procedure burocratiche. Si pagano tasse prima ancora di incassare, multe, si è soggetti a “studi del settore”, ci va un commercialista fisso che si districhi nei meandri della burocrazia e della legge.

Sinceramente passa la voglia.

E infatti l’associazione dei termini “startup - italian” è poco più comune che “cozze - marmellata”.

Nella Wikipedia il termine “startup” c’è in inglese, esperanto, tedesco, francese, ebraico, ma non in italiano.

Se cercate con Google “italian startups”, vi appare il soggerimento: “do you mean italian starters”? (1)

Questa la dice lunga su come siamo messi a livello internazionale.

Succede quindi che chiunque abbia un’idea buona e un po’ di coraggio se ne va negli USA, in Germania, in Spagna, in Irlanda o Inghilterra, in Nord Europa, dove è più facile trovare finanziatori, dove i clienti pagano, dove le tasse le paghi quando inizi a guadagnare, dove non è richiesto perdere giornate tra uffici e camera di commercio anzichè al pc a lavorare.

Qui in Italia rimangono gli amici degli amici, quelli che il papà conosce tutti, quelli che lo zio è senatore, quelli che il nonno è notaio, quelli che hanno ereditato l’impresa. Quelli che possono stare i primi mesi o anni senza veder entrare un euro mentre pagano tasse, stipendi, spese. Quelli insomma che hanno già le spalle coperte.

Ciò nonostante qualcuno ci prova ancora, nutro per loro profonda ammirazione e ho deciso di creare questa nuova categoria proprio per parlare delle nuove aziende (principalmente nel campo dell’IT) che decidono di aprire i battenti in Italia.

Di quello 0,0001 per cento che sfugge alle statistiche.

E mi piacerebbe vedere che qualcuno ce l’ha fatta, mettendoci solo buone idee, capacità, volontà, determinazione e non amicizie, favoritismi e nepotismo.

(1) Ovvero: “volevi dire antipasti italiani?” (Spero che
nessun visitatore straniero associ “italian starters” con “cozze marmellata”… :-))