Tempus fugit

E’ passato un sacco di tempo.
Non che non abbia avuto da fare… tra lavoro, impegni familiari e incombenze varie il tempo passa senza che riesca ad accorgermene.
La lista delle cose da fare continua ad avere centinaia di attività, e sono sicuro che molte non riuscirò mai a completarle.
Il mio desiderio di trovare il distillato della semplicità in ogni cosa che faccio non sarà mai appagato, e credo che alla fine sia un bene. Ho sempre pensato che nella vita si può fare perfettamente una sola cosa, al prezzo di non riuscire a gustare nient’altro. Io provo un po’ di tutto, una specie di menu degustazione della vita, spesso mi manca la sensazione di completezza che sono sicuro che avrei potuto provare se mi fossi concentrato su una sola attività, ma se lo avessi fatto sono sicuro che mi mancherebbero tutte le altre cose che ho fatto, anche solo per provare, nel corso della mia vita.
Di cose ne ho fatte tante, ma i veri cambiamenti sono venuti da quando tre anni fa ho deciso di mollare tutto, lavoro fisso, la città in cui ero nato, la casa ideale che avevo trovato.
Mi sono licenziato, sono venuto a Bologna, ho trovato lavoro subito, ho piantato radici, mi sono mollato con la compagna di otto anni di vita, ho conosciuto Barbara che si è trasferita qui con me, abbiamo comprato casa insieme, ci siamo sposati e siamo felicemente uniti da un mutuo fino al 2041.
Il 16 dicembre poi è nata la piccola Dafne.
Ecco secondo me un figlio è, come diceva Pitigrilli, la linea sotto la quale si fanno i conti della propria vita.
Credo che d’ora in poi il tempo continuerà a scorrere sempre più velocemente, ma ci sarà una ragione di più per voler congelare certe sensazioni.
Dafne

E poi tutto va bene

18 settembre 2007:
TFR - La cronaca di un fallimento

19 settembre 2007:
Con il conferimento del TFR 900mila adesioni in più ai fondi pensione

E a conferma sempre il 19:
Tfr, in sei mesi un aumento del 50%”
“900.000 hanno già scelto i fondi pensione.
Damiano: “Sono stati smentiti i profeti di sventura. Bastava aspettare per vedere i risultati”

Boh, mettetevi d’accordo con voi stessi.

Non è che assicurazioni, banche, e stati, se la stanno facendo sotto per la paura di effetti valanga come quello della Northern Rock? E stanno prezzolando giornalisti e politici per tranquillizzare gli animi?
Il panico è sempre stato una componente importante del sistema economico e di quello sociale. Il sistema deve quindi evitare il più possibile di generare panico.
Per spiegarlo posso usare una metafora.
E’ come stare in una barca, in balia della tempesta, e quello che fa stare a galla la barca è la cooperazione di tutto l’equipaggio a sgottare l’acqua che entra. Se inizia a diffondersi il panico, e l’equipaggio inizia a pensare che la barca sta affondando, è morte certa per tutti, quelli che scappano e quelli che restano. L’unica possibilità (e quindi non certezza) di farcela, è quella di restare tutti dentro, e continuare a sgottare. E il comandante farà di tutto per impedire che l’equipaggio scappi. E farà di tutto per impedire il panico.
Questo significa che la barca non affonderà? no di certo. Ma avrà almeno qualche possibilità di farcela, al prezzo della fatica e della cooperazione di tutti, e della morte di qualcuno.
Quindi è CONVENIENTE essere ottimisti, ed è CONVENIENTE tranquillizzare. a qualunque costo.

L’abbassamento del costo del denaro di mezzo punto è un chiaro segnale di tranquillizzazione. L’immissione di miliardi di liquidità anche. L’intervento della banca di Inghilterra per salvare la Northern Rock, pure. E così via.

E’ che quando inizio a vedere così tanti segnali e messaggi di tranquillizzazione da parte di stati, banche e assicurazioni, che, ammettiamolo, non brillano in quanto a filantropia e moralità… ecco io non riesco a stare poi così tranquillo.

Perchè

Credo che mi capiterà spesso di scrivere due o tre post lo stesso giorno, uno di seguito all’altro, e poi magari nulla per un po’ di giorni.
E’ che non mi va di postare dal lavoro, e spesso la sera sono pigro e non faccio che bighellonare da un blog all’altro, quindi quando mi gira riorganizzo un po’ di pensieri e li pubblico tutti in una volta.
All’inizio ero contrario a fare così, poi alla fine ho pensato che il blog è mio e posso fare un po’ quel che mi pare.
Un po’ di libertà almeno qua!
Giusto per fare un po’ di biografia sparsa, questo non è ovviamente l’unico blog che ho. Nel corso degli anni ne ho creati e mantenuti tre, e uno lo sto creando in questi giorni. In pratica qua posto quello che non mi da’ problemi che venga associato alla mia persona reale.
Non che abbia qualcosa da nascondere realmente, fondamentalmente però non mi va che un eventuale futuro datore di lavoro, o socio in affari, o chiunque faccia una ricerca su internet con il mio nome e cognome possa trovare cose strettamente personali in maniera troppo facile.
Quindi qui è un po’ come alla macchinetta del caffè in azienda: si parla di hobby, di notizie varie, di informatica, magari di politica alla leggera, ma non di cose strettamente personali.
Mi piace avere blog in cui non sia possibile legare ciò che scrivo alla mia persona reale: credo che un po’ di anonimato in rete sia meglio della psicoanalisi.
E sicuramente costa di meno.

Jesus? No thanks

Non so chi sia questa Kathy Griffin, ma la frase che ha pronunciato quando ha ricevuto un importante riconoscimento per la sua carriera artistica mi è davvero piaciuta:

“a lot of people come up here and thank Jesus for this award. I want you to know that no one had less to do with this award than Jesus.”

Che tradotta fa più o meno:
“Un sacco di gente viene qua su e ringrazia Gesù per questo premio. Voglio farvi sapere che nessuno ha meno a che fare con questo premio di Gesù”

Era ora che qualcuno la finisse con questo bigottismo. Peccato che l’abbiano censurata dappertutto…

V-day

Prima non l’ha considerato nessuno, ora, seppure nella paura di agitare troppo la brace che potrebbe riaccendersi, tutti a dare consigli e sparare giudizi.
Sto parlando del V-day di Beppe Grillo. Chi dice che è una vergogna, chi dice che non ne vuole parlare, chi dice che si fregherà da solo, e bla bla bla.
A me non piace Beppe Grillo per una serie di motivi.
Non mi piace chi gli sta dietro, chi è pronto a scagliare pietre contro gli altri ma guai a toccargli il loro orticello, questo poppolino finto rivoluzionario che ha trovato dei compagni di bar con cui dire che tutto fa schifo. Una specie di estensione delle chiacchiere da aperitivo, con la possibilità però di sentirsi un po’ protagonista.
Ma ancora meno mi piace questa classe politica, questi nuovi nobili lontani dai problemi di tutti i giorni quanto lo erano i nobili prima della rivoluzione francese.
Questi nuovi nobili che vivono tra privilegi, stipendi esagerati, amicizie, bustarelle, spettacolo, trasmissioni televisive, divertimenti e ferie in barca.
Questi nuovi nobili di cui vorrei veder rotolare le teste come quelli che li hanno preceduti.
Non sarà certò il popolo dei V-day a inaugurare una nuova rivoluzione, però… vedere come si dimenano, questi politici da strapazzo, come si sforzano di far finta che milioni di persone non esistano, come disprezzano le istanze popolari, come sono miopi nel vedere che ormai non rappresentano nessuno. Vedere come questa gentaglia che dovrebbe rappresentarci rimanga spaesata dall’assistere a qualcosa che non ha saputo prevedere e non riesce a capire, mi provoca il sottile piacere che provo immaginando le facce stupite e sbigottite dei nobili e dei preti prerivoluzione mentre sentivano sfondare le porte dei loro castelli e delle loro chiese da quel popolino che per troppo tempo avevano vessato e considerato inetto.