V-day
Prima non l’ha considerato nessuno, ora, seppure nella paura di agitare troppo la brace che potrebbe riaccendersi, tutti a dare consigli e sparare giudizi.
Sto parlando del V-day di Beppe Grillo. Chi dice che è una vergogna, chi dice che non ne vuole parlare, chi dice che si fregherà da solo, e bla bla bla.
A me non piace Beppe Grillo per una serie di motivi.
Non mi piace chi gli sta dietro, chi è pronto a scagliare pietre contro gli altri ma guai a toccargli il loro orticello, questo poppolino finto rivoluzionario che ha trovato dei compagni di bar con cui dire che tutto fa schifo. Una specie di estensione delle chiacchiere da aperitivo, con la possibilità però di sentirsi un po’ protagonista.
Ma ancora meno mi piace questa classe politica, questi nuovi nobili lontani dai problemi di tutti i giorni quanto lo erano i nobili prima della rivoluzione francese.
Questi nuovi nobili che vivono tra privilegi, stipendi esagerati, amicizie, bustarelle, spettacolo, trasmissioni televisive, divertimenti e ferie in barca.
Questi nuovi nobili di cui vorrei veder rotolare le teste come quelli che li hanno preceduti.
Non sarà certò il popolo dei V-day a inaugurare una nuova rivoluzione, però… vedere come si dimenano, questi politici da strapazzo, come si sforzano di far finta che milioni di persone non esistano, come disprezzano le istanze popolari, come sono miopi nel vedere che ormai non rappresentano nessuno. Vedere come questa gentaglia che dovrebbe rappresentarci rimanga spaesata dall’assistere a qualcosa che non ha saputo prevedere e non riesce a capire, mi provoca il sottile piacere che provo immaginando le facce stupite e sbigottite dei nobili e dei preti prerivoluzione mentre sentivano sfondare le porte dei loro castelli e delle loro chiese da quel popolino che per troppo tempo avevano vessato e considerato inetto.
